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Cristo mia speranza è risorto! PDF Stampa E-mail
Notizie - Per tutti
Scritto da Don Luigi   
Martedì 06 Aprile 2021 08:53

alt I primi raggi del sole di Pasqua raggiungono gli animi dei protagonisti della vicenda storica di Gesù, il Crocifisso Risorto, accendendo sensazioni, emozioni, reazioni completamente diverse. Proviamo a districare questo ginepraio di sentimenti. Le donne fuggono impaurite dopo l’incontro con l’angelo seduto sulla lastra del sepolcro, da cui è stata rotolata via la pesante pietra. Gli apostoli sono increduli al loro annuncio. I Sommi Sacerdoti preoccupati perché ora si diffonderà la bugia che il loro avversario è tornato in vita come aveva promesso. A sostare accanto alla tomba vuota rimane Maria Maddalena, che piange la sua disperazione: non ha più nemmeno un corpo da ungere con l’unguento dei morti. Confonde Gesù con un giardiniere. Ma, poi, quando viene chiamata per nome dal Risorto e si incrociano i loro sguardi, la gioia deborda dal cuore, un fiume in piena!

La sequenza pasquale, che abbiamo cantata, pone sulle labbra di Maria Maddalena la sua possibile risposta a quanti più volte l’avranno avvicinata e interrogata con insistenza: “Ma cosa hai visto? Dillo a tutti. Scandisci bene le tue parole, racconta i particolari”. E il suo resoconto si conclude con una stupenda professione di fede: “Cristo, mia speranza è risorto!”.

Fratelli e sorelle, oggi è il giorno della speranza. Quanto abbiamo bisogno tutti noi ci essere raggiunti, contagiati, elettrizzati dal dono della speranza, in un’ora particolare della storia in cui abbiamo toccato con mano la nostra fragilità, si sono scatenate paure alcune motivate altre irrazionali, siamo alla ricerca di una via d’uscita che pare sempre più sottile e senza complete garanzie di successo. Rispetto alla Pasqua dello scorso anno abbiamo perso il vigore e la forza di reagire e siamo corrosi da una pericolosa e insidiosa rabbia, un disagio a cui non sappiamo dare un vero e unico nome. Ci sentiamo delusi, frustrati…

Ma qual è la speranza, che ci dona il Risorto? Non è quella ingenua, di cui abbiamo tappezzato mesi fa i nostri balconi (“Andrà tutto bene”) o annunciata dai terrazzi a suon di trombe e canti nazional popolari. Non è quella consegnata ad occhi chiusi al progresso della scienza e della tecnica. Abbiamo già sperimentato come tutto resta sotto il segno dell’errore umano. In un mondo che rimane e rimarrà imperfetto, solo l’amore ci salva. Quello che possiamo offrirci come creature spesso ha anche il sapore dell’eroismo, ma non è sufficiente per superare ogni ostacolo, soprattutto il muro di cemento armato della morte. Abbiamo bisogno di un amore più grande, capace di tutto, invincibile. La speranza cristiana ha un nome e un volto: è il Signore Gesù, il Risorto, che non è passato accanto alle nostre situazioni limite, ma ci si è calato dentro per diventare nostro compagno di viaggio: se camminiamo tenendo stretta la sua mano, nel suo amore possiamo superare e vincere ogni ostacolo, compreso la grande e ultima insidia che è la morte.

Ma come possiamo sperimentare la forza e la certezza della speranza cristiana? La speranza, che ci offre il Risorto, è una luce gentile, una luce che non abbaglia ma che è sufficiente per dissipare le tenebre e non inciampare sul nostro cammino. Se fossimo al buio, basterebbe anche la semplice fiamma di questo cero per orientarsi tra i banchi e le colonne. L’amore non fa mai violenza, non si impone, ma suscita una risposta, suggerisce un’adesione, un atto di fede. Anche il giorno di Pasqua Gesù non appare trionfante sul pinnacolo del tempio, facendosi beffa dei suoi nemici, ma lascia solo alcuni segni, poveri ma sufficienti per chi è disponibile a credere in lui: i teli, il sudario, il sepolcro vuoto, un angelo...

Possiamo in conclusione chiederci anche questo: come posso verificare in me la temperatura della speranza? La speranza cristiana è come la linfa vitale, che in questi giorni di primavera, sta trasformando il nostro paesaggio: una vera e propria esplosione di vita. Dovremmo sentire anche dentro di noi questa energia nuova, che ci attraversa da capo a piedi, una voglia di vivere e il desiderio di annunciare a tutti che non è più tempo di rimanere ripiegati ad assaporare le proprie tristezze e che i vestiti del lutto vanno gettati via. Anche noi come Maria gridiamo: “Surrexit etiam in me Christus spes mea”.

 

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Tutti i giorni prima e dopo la celebrazione della S. Messa.

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